Percorso 7

da piazza Navona al portico d’Ottavia

A Piazza Navona inizia il percorso che ci porta verso Campo de’ Fiori e il quartiere ebraico.
Qui ai tempi dell’antica Roma, era lo Stadio di Domiziano che fu costruito dallo stesso imperatore nell’85. Lo stadio era riccamente decorato con alcune statue, una delle quali è quella di Pasquino, ora nell'omonima piazza di fianco a Piazza Navona e divenuta, per volere popolare, una delle “statue parlanti” di Roma, tramite le quali il popolo dava voce a satire e malcontenti.

Il nome di Piazza Navona era originariamente “in Agone” (dal greco agones, “giochi”) poiché lo stadio era usato solo ed esclusivamente per le gare di atletica.
Piazza Navona è in un certo senso l'orgoglio della Roma barocca, con elementi architettonici e scultorei di maestri come Gian Lorenzo Bernini:la Fontana dei Quattro Fiumi al centro della piazza, che rappresenta il Danubio, il Gange, il Nilo ed il Rio della Plata, i quattro angoli della Terra; Francesco Borromini e Girolamo Rainaldi: la chiesa di Sant’Agnese in Agone, davanti alla fontana del Bernini, e Pietro da Cortona, autore degli affreschi della galleria di Palazzo Pamphilj.

Percorso 7

A Piazza Navona inizia il percorso che ci porta verso Campo de’ Fiori e il quartiere ebraico.
Qui ai tempi dell’antica Roma, era lo Stadio di Domiziano che fu costruito dallo stesso imperatore nell’85. Lo stadio era riccamente decorato con alcune statue, una delle quali è quella di Pasquino, ora nell'omonima piazza di fianco a Piazza Navona e divenuta, per volere popolare, una delle “statue parlanti” di Roma, tramite le quali il popolo dava voce a satire e malcontenti.
Il nome di Piazza Navona era originariamente “in Agone” (dal greco agones, “giochi”) poiché lo stadio era usato solo ed esclusivamente per le gare di atletica.
Piazza Navona è in un certo senso l'orgoglio della Roma barocca, con elementi architettonici e scultorei di maestri come Gian Lorenzo Bernini:la Fontana dei Quattro Fiumi al centro della piazza, che rappresenta il Danubio, il Gange, il Nilo ed il Rio della Plata, i quattro angoli della Terra; Francesco Borromini e Girolamo Rainaldi: la chiesa di Sant’Agnese in Agone, davanti alla fontana del Bernini, e Pietro da Cortona, autore degli affreschi della galleria di Palazzo Pamphilj.

Da qui si arriva fino a Corso Vittorio Emanuele II e si raggiunge in poco tempo Via di Montoro dove si trova Paolucci.

L’azienda nasce nel 1937 per mano dei fratelli Antonio e Francesco Paolucci, decisi a trasformare l’attività di falegnameria in una rivendita di legnami e derivati.iÈ però nell’ immediato dopoguerra e negli anni successivi che, il paziente lavoro verrà ripagato da un buon successo commerciale, complice la capillare presenza in centro storico di potenziali clienti come falegnami, restauratori, ebanisti ed artigiani in generale. Dagli anni 60 in poi l’attività è stata gestita da Roberto Paolucci, capace di coniugare le peculiarità di una piccola azienda familiare con le esigenze di un mercato in grande espansione e crescita. La terza generazione è attualmente rappresentata da Francesco Paolucci il cui compito appare quello di aggiungere alla tradizionale attività, nuovi settori merceologici come la ferramenta, le belle arti, la coloreria, cercando di interpretare le esigenze di una clientela sempre più vasta e variegata.

 

Vicino c’è una delle più storiche e caratteristiche piazze della città: Piazza Campo de’ Fiori.
Fino al ‘Quattrocento la piazza non esisteva in quanto tale e al suo posto vi era un prato fiorito con alcuni orti coltivati, da cui il nome. Nel 1456, Papa Callisto III fece lastricare la zona, nell'ambito di un progetto più ampio di risistemazione dell'intero rione Parione. Questo rinnovamento fece sì che molti palazzi importanti fossero costruiti in zona: in particolare Palazzo Orsini. Per questo motivo la piazza divenne un luogo di passaggio obbligato per personalità di spicco quali ambasciatori e cardinali. Ciò portò un certo benessere nella zona che divenne il centro di varie attività sia commerciali sia culturali. In Campo de' Fiori avevano luogo le esecuzioni capitali. Giovedì 17 febbraio 1600 vi fu arso vivo il filosofo e frate domenicano Giordano Bruno, accusato di eresia, nel ricordo del quale nel 1888 fu realizzato sul luogo stesso del rogo un monumento bronzeo.

Proseguendo per Via dei Giubbonari si arriva in via del Portico d’Ottavia cuore del Ghetto Ebraico di Roma.

Tra i più antichi ghetti del mondo è sorto 40 anni dopo quello di Venezia che è il primo in assoluto.
Il termine deriva dal nome della contrada veneziana “gheto”, dove esisteva una fonderia (appunto gheto in veneziano), ove gli ebrei di quella città furono costretti a risiedere. Oltre ad essere ricco di monumenti è una delle zone di Roma dove più si respira l’aria del tempo passato, e soprattutto dove si assapora l’antica tradizione culinaria della città.

Per questo è d’obbligo fermarsi alla Trattoria da Giggetto al Portico d’Ottavia.
Dal 1923, subito dopo la 1° guerra mondiale, Luigi Ceccarelli detto “Giggetto” e sua moglie Ines si dedicarono al locale appena acquistato. Divenne subito famoso per il buon vino di Frascati e per le pregevoli pietanze che la “sora Ines”, riusciva a preparare cucinando su un fornello improvvisato fuori dal locale. I due proprietari non si fermarono solo a preparare piatti “sotto le stelle” e vendere del buon vino. Curarono ed ampliarono l’interno del locale; riuscirono a far convivere l’allegro spirito romanesco con quello giudaico. Oggi sono arrivati alla terza generazione ed insieme si sono presi l’onere e senz’altro l’onore di mantenere viva quell’essenza che ha fatto di “Giggetto” un locale caratteristico, conosciuto anche all’estero per i piatti fatti con ricette semplici e gustose dell’antica cucina romana, e soprattutto per i “carciofi alla giudia” che ne sono il vero e propriovanto.

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